Orecchie di lupo
17.10.2012 21:03Orecchie di Lupo
Anna Bolena seguì il suo cuore e finì per essere decapitata. Così sua figlia Elizabeth fece voto di non sposarsi mai con un uomo, sposò il suo paese. Dimenticati dei ragazzi e non perdere mai di vista l'obiettivo finale. Non puoi far sì che la gente ti ami, ma puoi far si che ti tema.
Era il mio primo giorno di scuola, attraversai il cortile dell’edificio color pesca a testa alta, con le cuffie nelle orecchie. Mi appoggiai al muro e iniziai a giocherellare con una ciocca dei miei capelli, alla luce aveva dei riflessi ramati, sotto. Feci saettare gli occhi marroni dall’altra parte del cortile. Tutta la mia scelta della nuova scuola, cioè di non dedicarmi ai ragazzi, fu distrutta da lui. Il più figo che abbia mai visto. Aveva i capelli castano chiaro in disordine. Faceva girare il suo sguardo grigio su tutta la gente lì presente, quando si posò su di me, arrossii un po’ e lui sorrise soddisfatto. Ah! No, no e no!
Non devi cedere! Pensai mentre voltai lo sguardo. Il mio si appoggiò su una ragazza mora, dagli occhi azzurri che tentava di riscaldarsi alitandosi sulle mani. Mi avvicinai a lei e mi sedetti sulla panchina.
“Ciao, come ti chiami?” chiesi, solo adesso lei si era accorta che mi ero seduto, facendo un’espressione curiosa.
“Sei nuovo?” chiese, io annuii, lei mi tese la mano “Io sono Sole, lo so, è un nome un po’ strano” sorrise.
“Io mi chiamo Laures, diminutivo di…Lupus Aures” dissi titubante
“È latino! No aspetta, ti chiami Orecchie di Lupo?” socchiusi gli occhi e sorrisi
“Sì, ma preferisco farmi chiamare Laures, o Lau, oppure Las” sorrisi
“Quindi? Ti va bene Lau?”. Allargai gli occhi e feci una smorfia simile ad un sorriso
“Te l’ho appena detto…”
“Sì, giusto…” sorrise dispiaciuta. La campanella suonò.
“Andiamo?” chiesi con la mia voce un po’ troppo acuta per avere diciott’anni ed essere un ragazzo.
Prima ora: Musica
“Allora, ecco qua Lup-”
“Mi potete chiamare Laures!” la interruppi
“Va bene…” disse la professoressa. “Che ne dici di cantarci qualcosa per entrare a far parte della classe?” chiese la donna bionda, io annuii.
“Vorrei cantare The Start of Something new, di High school musical” dissi
“Allora ti serve una compagna” disse lei
“No, mi servirebbe un compagno, faccio la parte di Gabriella” lei mi guardò stranita e acconsentì, indovinate chi mi addossarono? Esatto il bruno di ‘sta mattina!
“Livin' in my own world didn't understand, that anything can happen when you take a chance” iniziò ad intonare lui
“I never believed what I couldn’t see. I never opened my heart, To all the possibilities” continuai io, diciamo che la mia voce era troppo…cristallina? Acuta? Stridula? Fatto ‘sta che nessuno si tappa le orecchie.
“I know” insieme
“That something has changed” intonai io
“Never felt this way” di nuovo insieme.
Andammo fino alla fine e quando avemmo finito un applauso si alzò dalla classe. Sorrisi e uscii dalla classe con Sole.
“M-ma tu canti…BENISSIMO!” sorrise lei abbracciandomi “Ed hai una voce bellissima!”
“Grazie” sorrisi e inclinai la testa a sinistra.
Il mio “compagno” di canto si avvicinò a me sorridente
“Lo so che te lo avranno già detto, ma…canti molto bene” avvampai all’improvviso
“G-grazie, a-anche tu” bisbigliai a testa china.
“Beh, questo me lo dicevano già” disse,
Egocentrico pensai.
La campanella suonò. L’ultima volta prima di tornare a casa.
Girai le chiavi nella toppa ed entrai in casa.
“Buongiorno!” urlai salendo le scale della villa.
Sì, i miei genitori erano ricchi, ma non mi piaceva essere definito ricco sfondato, preferivo l’appellativo “benestante”. Anche se certe volte mio padre esagerava e comprava case, mentre la mamma mi rinnovava il guardaroba ogni settimana! Infatti li avevo esplicitamente chiesto di fermarsi con le compere, e stranamente loro avevano accettato.
“Vieni a mangiare?” chiese mia mamma. Feci apparire le orecchie e la coda e andai in cucina.
Ah, è vero. Voi non sapete che io posso…far apparire delle parti del cane lupo Cecoslovacco. Solo io potevo fare questa…cosa. Perché il mio nonno paterno poteva, e questo “potere” saltava una generazione, quindi mio padre, fortunatamente non ne era…affetto.
Vi chiedete perché fortunatamente? Perché chi ha il gene del lupo cecoslovacco scatta per qualsiasi cosa. Si sa che è Indipendente, Fiero e a tratti Selvaggio, più simile ad un lupo che ad un cane, l’Husky ha una personalità unica. Riservato e timido, questo cane sa diventare dolce ed affettuoso con il padrone e con la famiglia, in questo caso, il compagno o la compagna. Ma ha un bisogno immenso di muoversi e camminare e resta sempre, intimamente, indipendente. Praticamente io non sapevo stare fermo. Ama la compagnia e la vita di gruppo, soffrendo la solitudine più di altre razze. Con gli altri cani è riservato e tranquillo, per me gli esseri umani, ma se provocato sa rispondere a tono. Originariamente era un cane da caccia e conserva nel suo carattere l’istinto cacciatore unito allo spirito della muta e della collaborazione con gli altri suoi simili. Capite perché per me è una maledizione?
“Com’è andata a scuola oggi, siccome è il tuo primo giorno di scuola?” chiese, sempre apprensiva mia madre.
“Abbastanza bene, mi hanno fatto cantare, nessuno si è tappato le orecchie.” Lei continuava a fissare le mie orecchie, abbassate e appiattite sulla testa.
“Potresti farle sparire?!” chiese ad un certo punto lei. Sorrisi e feci come diceva.
Appena ebbe finito di mangiare salii in camera mia e rifeci apparire le parti animali.
Presi il telefono e chiamai un mio vecchio amico.
“Pronto?” disse il ragazzo
“Ehi Andres, sono io!” dissi buttandomi sul letto.
“Ciao Lau!” disse lui entusiasta
“Che fai?” chiesi, lui mi disse che si stava facendo la doccia, ed era appena uscito.
“Bene” dissi io senza parole.
“Scusa, devo andare” si congedò lui chiudendo la chiamata. Wow, ha parlato tanto, che bella conversazione. Mi feci anch’io una doccia, lavandomi con il sapone alla vaniglia, e indossai dei pantaloni grigio chiarissimo, e talmente stretti da sembrare del leggins e una maglietta bianca, aderente. Non potevano mancare delle Sneakers alte, color panna.
Scesi di casa e andai a farmi un giro, i miei genitori sapevano già che ero…ehm, avete capito no? Comunque, io ero uscito per un po’ di pace, e indovinate chi incontro? Il bruno di stamane.
“Ciao!” disse lui euforico
“Ciao” dissi atono, lo superai e lui iniziò a seguirmi
“Giornata brutta?” chiese sorridente
“Fatti miei” sempre senza emozioni.
“Ok, dove vai?”
“In giro!” sbottai, lui sorrise e si allontanò di qualche centimetro, siccome prima aveva raggiunto due centimetri dal mio naso.
“Ok”. Trattenne a stento un risolino.
“Perché ridi sempre?! Mi fai venire il nervoso!” dissi stringendo i pugni nella giacca grigia che avevo addosso.
“Hai freddo?” chiese, effettivamente eravamo in pieno inverno, quindi era normale che avessi freddo. No, mi correggo, stavo letteralmente congelando!
“U-un po’…” mi appoggiò la sua giacca di renna sopra le spalle, avvampai. Speravo che pensasse che fosse per il freddo.
“Eccoti, va un po’ meglio?” sussurrò dolce
“S-sì…” ancora più piano, era dietro di me, con le mani sulle spalle e la testa sulla mia spalla destra. Aveva la bocca vicino al mio orecchio, e io al questo pensiero mi irrigidii.
“Sicuro? Perché sei appena diventato un pezzo di legno” disse allontanandosi.
“Scusa devo andare”. Scappai via, che ingenuo.
Andai al parco, mi sedetti sulla panchina e annusai l’aria. Nuvole piene d’acqua in arrivo. Feci un paio di commissioni a mia nonna. Passarono un paio d’ore, girovagavo per la città, quando una goccia mi colpì il naso, che un secondo prima avevo tirato su.
Aveva iniziato a piovere e indossai il cappuccio della giacca grigia e iniziai a correre verso casa. Chiusi gli occhi per un attimo e sbattei contro qualcosa, o qualcuno.
“Allora è un’abitudine!” rise il bruno. Arrossii quando mi prese per il braccio e mi trascinò sotto il suo ombrello nero. Sentii imporporarmi le guance.
“Comunque, dove stavi andando?” chiese sorridendo, guardandomi negli occhi, poco distante dai suoi. Avvampai, confondendomi le idee
“Sì, b-bene” dissi
“Che cosa stai dicendo?” chiese lui soffocando un risolino. Connessi dopo il cervello, capendo cosa avevo appena detto.
“Scusa, volevo dire che stavo andando a casa” sorrisi, imporporandomi di più le guance.
“Ah, bene. Non avevi l’ombrello?” chiese lui, abbassando la voce. Io scossi la testa per dire “No”. Si avvicinò a me lentamente.
Socchiuse gli occhi e ravvicinò pericolosamente il suo viso al mio. Serrai i miei, quando vidi che lui alzava la mano libera bel toccarmi i capelli.
“Avevi una foglia” disse. Rimasi di sasso. Mi vergognai per quello che avevo pensato. Abbassai lo sguardo e disse un flebile “Grazie”, per poi notare che aveva appena smesso di piovere.
Mi staccai da lui e sorrisi imbarazzato.
“Scusa ma-” mi interrompò
“Devi andare? Io non credo proprio. Dai, rimani ancora un po’ con me” disse sussurrando. Mi prese per la vita. Sorrisi dispiaciuto.
“No, scusa, ma devo andare” detto questo mi allontanai da lui e presi la strada per casa.
“Ehi!” disse la voce cristallina di una ragazza, mi girai e incontrai Sole, venirmi incontro.
“Ciao!” sorrisi. Mi prese la mano destra tra le sue e sorrise “Che fai?” chiesi. “Sei caldo…” disse come un bambino dice alla mamma dopo aver scoperto qualcosa.
“Beh, mangio sempre…quindi il mangiare diventa energia termica che mi riscalda” sorrisi.
“Bene, allora dovrei mangiare di più anch’io…” commentò ad alta voce lei.
“Sì, io mangio tanto e non ingrasso, ma non ho neanche tanti muscoli se per questo” stavolta fui io a parlare ad alta voce.
“Vabbè, dai” mi consolò lei passandomi una mano sulla spalla, ridemmo e ci avviammo verso il supermercato, dopo che lei mi ebbe detto che stava andando lì. Incontrai di nuovo il bruno: “Ma tu mi seguì?! Sei uno stalker!” accusai Mike, vedendolo che guardava le cialde del caffè.
“No, dovevo prendere il caffè” disse lui guardandomi dall’alto. Era più alto di me di due spanne all’in circa. “Se, vabbè” risposi io guardandolo negli occhi.
“Ok –mi prese per la vita e mi avvicinò a lui- ti dirò la verità, volevo sapere ogni tuo minimo passo per poi venirti a rapire a casa tua” soffio ad un paio di centimetri dalla mia bocca. Arrossii violentemente.
Mi staccai balbettando: “Ehm, scusa, ma Sole mi sta aspettando”
“Sì, vai pure…” disse lui quasi acido, si era…offeso? Risi all’idea e raggiunsi la mora nel reparto delle verdure. Sentii il suo sguardo accigliato su di me, seguirmi fino alla ragazza.
“Allora? Hai fatto?” chiesi innocentemente, lei mi sorrise e annuì, andammo alla cassa per pagare. Quando fummo fuori, il bruno mi rincorse. Mi girai di scatto e sgranai gli occhi per la stufia. Possibile che doveva sempre rompere?! Non ci conoscevamo neanche da una settimana e lui ci provava con me! Che sfacciato, anche se un po’ mi piaceva.
“Allora?” mi chiese, non capii “Mi lasci da solo?” chiese in fine.
Sbuffai e mi allontanai da lui, andando con Sole,
“Ma tu…sei…” disse, sorrisi
“Sì, si potrebbe dire di sì” risposi sorridendo.
“Ah, ok…” disse lei, la guardai truce
“Qualcosa in contrario?” chiesi con voce gelida. Lei mosse velocemente la testa e sorrise imbarazzata.
“Assolutamente no, non volevo dire questo!” si scusò.
“Sarà meglio” la avvertii assottigliando gli occhi.
“Andiamo?” chiese lei, io sorrisi e tornammo a casa, lei la sua ed io la mia.
Mike’s pov
Per quanto possa essere impegnativo espiare i nostri peccati... le ricompense valgono ogni singolo sacrificio.
Ma la parte più difficile è ammettere che si è commesso un peccato.
Per la maggior parte della gente è troppo difficile affrontare i propri crimini, e pensano che sia più facile fingere che niente è accaduto.
Il problema con il nascondere i propri peccati è che ritornano sempre, e il giorno in cui qualcuno avrà espiato le proprie trasgressioni del passato... un principe un tempo puro, non potrà fare a meno di commettere un nuovo peccato.
“Allora? Ti piace quindi il moretto di stamattina?” chiese mio fratello stendendosi su di me a quattro zampe, lo spostai facendolo cadere per terra. Aveva quindici anni, e aveva i capelli neri e gli occhi azzurri, il contrario di me.
“Sì, problemi?!” sbottai alzandomi dal divano, lui scoppiò in una fragorosa risata e mi prese per le spalle.
“Ehi biondo! Abbassa la cresta!” rise mio fratello.
“Ma sparati” gli dissi.
Uscii di casa e indossai la mia giacca di pelle, quella marrone. Il bosco, ecco la mia meta, non so perché, ma la vegetazione di quel posto mi calmava e rilassava.
Primo passo. Secondo passo. Uno spostamento d’aria dietro di me.
“Chi c’è?” chiesi girandomi, la foresta era vuota, silenziosa. Quando mi rigirai davanti a me, di qualche centimetro, un ragazzo biondo dagli occhi rossi. Un brivido mi percorse la schiena.
“Io sono Erice*, e sono qui per aiutarti” il suo corpo mutò e mi morse.
Saranno passati due giorni, da quando quel…ragazzo, se così si può chiamare, mi aveva morso, in quei giorni di totale oscurità sentivo il mio corpo trasformarsi.
Quando mi svegliai mi guardai allo specchio, avevo gli occhi azzurri, i capelli erano diventati più scuri, sentivo gli odori e i rumori anche a distanze elevate.
Avevo i pantaloni strappati e la maglietta anche. Corsi via, ero diventato più veloce. Più resistente. Andai da Lau, seguendo il suo odore.
Scavalcai il cancello e mi arrampicai fino alla camera del mio Las. Aspetta, da quand’è che è il mio Las? Lui non mi ha ancora detto di si…ok, saltai dalla finestra nella sua.
“C-che ci fai qui? Come sei entrat-” annusò l’aria “S-sei…un…l-lupo m-ma-m-mannaro!”
“Cosa?” chiesi sussurrando.
“Come, non lo sapevi?” chiese, io scossi la testa.
Laures’ pov:
Ci avvicinammo insieme e mi prese per la nuca e congiunse le sue labbra alle mie, baciandomi ferocemente e voluttuosamente. Lo buttai sul letto
“A-aspetta…” disse, si alzò e mi prese per le creste iliache, stringendo il mio sedere al suo pube, già eretto ma sigillato nei pantaloni. Mi slacciò velocemente i pantaloni, facendoli scendere fino alle caviglie. Lì, quella sera, divenni suo, per sempre.
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